"Il libro" di Daniel Trevis

“Il libro” di Daniel Trevis

Mentre il mondo precipitava sul Ventesimo Secolo, un bambino aprì il libro rosso in una biblioteca in cui non avrebbe dovuto trovarsi. Nessuno sa che cosa gli sussurrò il fruscio delle pagine né quali visioni ne scaturirono, ma gli incubi non abbandonarono più quel povero ragazzino. Infiammarono la sua fantasia e gli permisero di compiere portenti, ma ne valse davvero la pena?

Il giovane scrittore ci ha messo anni a ottenere il volume, ma la ricerca non si è rivelata difficile come previsto. Gran parte del tempo l’ha dedicata a consultare biblioteche, navigare in rete, contattare studiosi per “interviste” con cui raccogliere Storia e leggende sul libro rosso, i dati dei passati proprietari, gli… effetti su di loro.
Una dedizione totale, la sua – ossessiva, direbbe Anna.
Anna non è qui. Se n’è andata lasciando a lui un nuovo tipo di sofferenza: la piccola, esplosiva tragedia della fine miscelata alla vergogna per l’orribile parte del suo cervello che già impegnava le ore e i giorni ora liberati. Si è accorto di quanto quel libro fosse diventato importante, rosicchiando pezzi della sua vita per coglierne il fulcro e piantarvi una scheggia, forse abbastanza a fondo da impedirgli di fermarsi…
Ha preso in considerazione l’idea di lasciar perdere.

Nel 1789 un gentiluomo francese entrò in possesso del libro e passò diverse notti solo con l’oggetto nel suo studio privato. Non c’era nessuno con lui, ma le testimonianze più dirette citano numerose voci distinte, e non solo: eco di ossa in collisione, becchi che si chiudono di scatto. Alcuni le chiamarono “voci del giudizio”. Troppe per una sola stanza; troppo forti perché tutta Parigi potesse produrle, a volte – o così sostenne qualcuno.
Nient’altro che un ordinario secolo di lavoro per il libro.

A ogni storia riscoperta, a ogni individuo rovinato o salvato dal tomo, a ogni nota bibliografica che forse era un indizio, lo scrittore veniva posseduto da una curiosità febbrile, e dalla voglia di provare l’impossibile.

Leviatani con foreste di zanne e mille tentacoli come lingua, fate lusingatrici simili a donne spaventose o seducenti insetti, sottili visioni e tempeste di miracoli. Chi apre il libro, vede Magia.

Si tratta di un rischio per il giovane, un rischio titanico.
Ma le storie…
Le storie sono troppo potenti: un buon racconto può privare un uomo di tempo e denaro, una storia accattivante può distrarlo dalle carezze di una ninfa, e un Mito può divorarne l’amore. Follia, benedizione o artigli; lo scrittore vuole vedere. Conoscere. Sperimentare.
Con scariche di ghiaccio lungo la schiena, galvanizzato come un bambino a Natale, sfiora il libro, lo assapora, e lo apre.
Per un istante, il cielo abbassa lo sguardo.

“Naturalmente.” Mormora il ragazzo, sfiorando le pagine.
Bianche; solo un po’ ingiallite ai bordi.
Sature delle voci della leggenda, pronte come le storie che aspettano di essere raccontate.
Il giovane scrittore allunga una mano per afferrare una penna; la stringe e la lascia scorrere sulla prima pagina.
La Magia comincia.

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Daniel Trevis
Riccardo Rossi (di solito scrivo sotto lo pseudonimo Daniel Travis), nato nel 1991 a Piacenza, da sempre coltivo una profonda passione per la narrativa, fantastica e horror in particolare, e le storie in generale – dai romanzi al folklore alla mitologia – e non perdo mai occasione di raccontarne e di ascoltarne di nuove; per questo devo ringraziare innanzitutto i miei genitori e mia nonna, che mi hanno sempre incoraggiato e hanno intriso di storie la mia infanzia. Mi sono diplomato al Liceo Classico e di recente laureato in Scienze Antropologiche all’Università di Bologna.