"Efelidi" di Nicolò Fornari

“Efelidi” di Nicolò Fornari

Eric se ne sta seduto. Come da sempre se ne sta al sabato pomeriggio. Visite dalle 14.00 alle 17.00, dice il cartello, fuori, sul cancello. Ed Eric, sulla sua brandina dura come l’odore della ruggine, sta seduto e sta in silenzio, con gli occhi issati alle crepe dell’intonaco. Eric è in attesa, forse, che un aquilone, posandosi sul suo viso, gli possa finalmente regalare un motivo concreto per grattarsi il naso. La sua testa è un piccolo mucchietto di stelle filanti arancioni, come quelle che si soffiano a carnevale. Come quelle che trovi, alla fine della festa, sul pavimento, calpestate da tutti. Uno scricchiolio, forse Suor Teresa passerà a dargli una carezza anche oggi. I suoi occhi, gli occhi di Eric, quelli no, non hanno mai visto un carnevale. Non perché è incastrato in queste molle indurite da quando non aveva ancora i solchi nelle manine cicciotte. E nemmeno perché il suo nome è stato scelto da una balia qualsiasi e quasi calva. Nossignori. Eric non ha mai visto un carnevale semplicemente perché è cieco. Cieco come solo può essere un bambino che non ha mai cantato. Povero Eric, se solo sapesse quanto è brutto suo padre non continuerebbe a contare fino a tre, a schioccare le dita, e ad aprire gli occhi. L’unico desiderio avverato, ma non espresso, sono piccoli passi minuti che si avvicinano dalle ultime piastrelle del suo stanzone. La donna gli si siede di fianco e dopo un sorriso sordo stringe le sue spalle in mezzo al collo. La stanza è una foglia di autunno e le braccia di Eric canna da pesca in un lago ghiacciato. Eric si sente in obbligo di abbassare le sue mani verso i fianchi della donna, mentre i suoi occhi cominciano a lacrimare come se non ci fosse nessuno a guardarli, nemmeno lui. Il moccio cade anche sulla veste di lei, che intanto si scuote come se volesse strappare la cassa toracica di un povero fantoccio. Il galeone Eric risponde con vigore alle onde, ribatte con forza rialzandosi e stringendo con violenza la carne tenera della donna, abbassa la testa e con un gesto maturo slaccia due bottoni della vestaglietta ed annusa i seni della donna, che ora si inarca su di lui come una grotta. Il ragazzo si fa avanti con l’altra mano cercando i riccioli neri e trova il suo sudore, fossile sulla camicetta. I liquidi si intrecciano, Eric lecca il contorno dell’ombelico mentre con le mani asseconda i movimenti che le forme femminili suggeriscono. La vestaglia sussurra di sudore ed una mano appiccicaticcia e puerile sale piano, piano, fino ad arrivare alle labbra carnose. Un bacio schiocca sonoro, e la lingua si muove come un mollusco sul pollice di Eric. Il viso di lei si fa avanti e finalmente, lui, le afferra le guance. Piccolissime, finissime, lievissime protuberanze. Efelidi. Eric ripercorre uno ad uno i minuscoli puntini posti al di sotto degli occhi. È il braille della sua vita e nel buio, finalmente, un libro rosso. Mamma.

 

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Nicolò Fornari
Nicolò Fornari è nato il 7 maggio del 1992, per un po’ ha suonato il violino e adesso studia psicologia; non sopporta il rumore che le persone fanno mentre mangiano le banane; indossa ancora i vestiti che portava alle medie; alcuni dicono abbia il superpotere di reggere giornate intere ad oziare senza sentirsi in colpa; alla sera si concede solo un nocino; gli sudano parecchio i piedi e ha una strana passione nell’osservare i cibi mentre si cuociono.

Ha concluso il suo primo romanzo nel 2014, Serendipità, ed ora sta lavorando al secondo e ad una raccolta di favole fantascientifiche.