“Corrispondenze” di Paola Cerri

“Corrispondenze” di Paola Cerri

Sto salendo piano le scale per assaporare ogni gradino. Il gusto che mi dà la lentezza mi fa fermare a metà tra un passo e l’altro, con un ginocchio piegato, la caviglia salda e il piede appoggiato, mentre l’altra gamba rimane in tensione e l’altro piede preme verso il basso per spingermi su dal livello inferiore.

Immobile inalo l’odore di antico della casa, composto da un misto di terracotta umida che trasuda dai muri e di fuliggine accumulata nel camino a pianterreno.

Adesso che mi appartiene la cascina della nonna è silenziosa, almeno all’apparenza, vuota com’è delle voci che per tanti anni l’hanno fatta vibrare in continuazione: urla di bambini che reclamavano il pane con la marmellata, madri severe che sentenziavano rimproveri secchi come schiocchi di frusta, padri di poche parole dai toni profondi e vecchi brontoloni rintanati tra i cuscini delle poltrone con il sigaro all’angolo del labbro. Eppure l’aria intorno è mossa da sottili battiti d’ali, forse piccoli insetti, minuscole creature della notte o più probabilmente soltanto cari fantasmi affezionati ai lampadari polverosi, che ho preferito lasciare spenti a sonnecchiare nell’ombra.

Solo nel buio trova spazio l’immaginazione.

Arrivo davanti alla porta di legno dell’ultimo piano, sollevo il tavellino di chiusura, la spingo e mentre con un po’ di fatica la faccio girare sui cardini mi sembra di sentire sulla lingua il sapore della ruggine. Esco nella terrazza affacciata sul giardino e scosto con le mani il velo della ragnatela che copre come una tenda inopportuna la notte che si stende all’esterno. Un ragno impazzito cade sul pavimento e scappa a nascondersi in una crepa. Qui non esistono pace e silenzio, ma domina il verso ininterrotto dei grilli che fa da sottofondo a sonorità quasi umane, emesse dagli uccelli notturni e dai pipistrelli che volano stridendo a bassa quota e tracciano disegni sul cielo blu scuro con le ali membranose.

Non ci sono le stelle e la luna è solo un pensiero nascosto dietro la collina, suggerito da un bagliore diffuso. Dal basso a ogni soffio di vento arriva il profumo della lavanda che ondeggia le sue spighe sugli steli, scacciando il ronzio fastidioso di un’ape ritardataria.

Di mano in mano che sale, il disco bianco e lattiginoso illumina gli oggetti che ho intorno.

Sul tavolino è appoggiato un libro rosso, rilegato di pelle lucida che non sembra aver paura delle intemperie. L’accarezzo con le dita, come un cieco ansioso di riconoscere al tatto le forme che ha imparato a memoria. Lo prendo tra le mani, lo sfoglio e mi riempio le narici con l’aroma delle pagine.

Lo apro a caso e leggo l’inizio di un capoverso: “Salì lentamente le scale…”.

Lo richiudo di scatto, lo stringo al petto per un attimo e lo poso sul ripiano del tavolo, tenendo premuta con il palmo aperto la copertina rosso brillante per timore che possa riaprirsi da solo.

Non voglio proseguire oltre, non voglio sapere quali amici partiranno davanti a me o se sarò io a doverli salutare per prima e andare via.

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 Paola Cerri
(Piacenza, 1962) è laureata in lettere, ha partecipato a scavi archeologici promossi dall’Università degli studi di Milano, pubblicando articoli su riviste scientifiche e collaborando al catalogo Milano capitale dell’Impero Romano, 206-402 d.C. (Silvana Editoriale, 1990). Suoi testi sono presenti nel Dizionario Biografico Fantastico dei Piacentini Illustri e nella Guida ai luoghi fantastici di Piacenza (e provincia), (PiacenzaSera.it, 2012 e 2013). Nel 2014 ha pubblicato per Emma Books il racconto Luna di cioccolato nell’e-book Ti amo, mostro! e il racconto Sposerò Cristina d’Avena nel volume a cura di Gabriele Dadati Cristina d’Avena. 50 anni di sogni (Laurana Editore).